Affidamento congiunto, esclusivo o alternato dei minori: guida completa

Affidamento congiunto, esclusivo o alternato dei minori: guida completa

Affidamento congiunto, affidamento esclusivo e affidamento alternato dei figli: in cosa si differenziano?

I “tipi di affidamento” (affidamento condiviso, affidamento esclusivo e affidamento alternato) sono argomenti molto caldi in termini di separazione in presenza di figli minori. In questo articolo vedremo le sostanziali differenze tra loro.

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Affidamento congiunto

L’affidamento congiunto è stato introdotto per la prima volta nell’ordinamento italiano con la Legge n. 54/2006, che ha previsto l’affidamento bigenitoriale nei procedimenti separativi di coppie coniugate con figli. L’affidamento condiviso fa sì che l’esercizio della potestà genitoriale sia congiunta, e quindi entrambi i genitori hanno gli stessi diritti e doveri verso i figli.

Si presuppone che tra gli ex coniugi ci sia alta collaborazione al fine di garantire una crescita il più serena possibile ai propri figli, un’attiva partecipazione di entrambi nell’elaborazione e nella realizzazione del progetto educativo comune (Cass., sent. n. 10174, del 20.06.2012). Nell’affidamento condiviso non ci sono condizioni autorevoli alle quali sottostare, e quindi entrambi i genitori possono trascorrere del tempo con i figli nelle tempistiche e nei modi di visita che più siano congeniali al benessere psicofisico di tutti, in primis dei bambini.

Ogni giudice chiamato a intervenire sulle decisioni riguardanti i minori ritiene preferibile l’affidamento condiviso del figlio nella separazione o nel divorzio, dove ogni genitore è tenuto a offrire concretamente cura, assistenza ed educazione in egual misura. Purtroppo ci sono però dei casi in cui questo non è possibile, e allora si procede all’affidamento esclusivo, che può disporsi solo se l’applicazione dell’affidamento condiviso risulti pregiudizievole per l’interesse del minore.

 

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Affidamento esclusivo

Ci sono almeno due casi per cui il Giudice può decidere per l’affidamento esclusivo ad uno dei due genitori:

  1. nel caso in cui venga riscontrata una condizione di comprovata carenza o inidoneità educativa, o comunque tale da rendere l’affidamento pregiudizievole per il minore (Cass., 2.12.2010, n. 24526; Cass., 18.6.2008, n. 16593).
  2. nel caso in cui uno dei due genitori abbia seriamente pregiudicato la crescita serena ed equilibrata dei figli, facendoli vivere, nella fase di separazione dei genitori, in un clima di tensione (Trib. Bologna Sez. I, Sent., 08-04-2015).

 

Ma non è tutto: qualora venga riscontrata un’elevata conflittualità tra i genitori, il Giudice può anche disporre l’affidamento ad un terzo, spesso al Comune di residenza, e incarica i Servizi Sociali di monitorare la situazione e rapportare all’autorità giudiziaria ogni sviluppo e ogni comportamento anomalo dei genitori in rapporto ai figli.

 

Affidamento esclusivo: chi prende le decisioni ordinarie e straordinarie sui figli?

Nel caso in cui un minore venga affidato in via esclusiva a un genitore, sarà quel genitore tenuto a prendere sia le decisioni ordinarie sia quelle straordinarie. Una delle differenze sostanziali fra affidamento condiviso ed affidamento esclusivo sta proprio nella diversa suddivisione delle scelte spettanti ai genitori riguardanti i figli. Il genitore affidatario deve rispettare comunque sempre il dovere di agire nel rispetto dei figli.

Ci sono delle decisioni, definite di maggiore interesse, che devono essere prese da entrambi i genitori. Secondo l’art. 337-ter del Codice Civile, queste decisioni riguardano l’istruzione, l’educazione, la salute e la scelta della residenza abituale del minore, che devono essere assunte sempre in considerazione delle capacità, dell’inclinazione naturale e delle aspirazioni dei figli.

 

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Affidamento alternato

Questo è un tipo di affidamento che viene concesso in rari casi, e generalmente quando i genitori vivono in luoghi molto lontani tra loro, essendo che viene compromessa la facilità di spostarsi da un genitore all’altro.

Questo tipo di affidamento non è generalmente visto di buon occhio, in quanto i figli sembra quasi vengano considerati alla stregua di un pacco, in viaggio da un posto all’altro. C’è da dire che in fondo la situazione non è poi molto diversa da quella che si verifica in caso di affidamento condiviso, perché anche in quel caso il minore subisce degli spostamenti considerevoli, spesso quotidiani.

 

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Per certi versi invece, l’affido alternato, che prevede la frequentazione dei genitori a settimane alterne, potrebbe essere una soluzione più ottimale, qualora ci siano le possibilità di attuazione. Perché? Perché questa formula assicurerebbe al minore (oltre che alla madre ed al padre) il mantenimento del rapporto esistente anteriormente alla crisi della coppia. E poi non va dimenticato quanto possa risultare difficile per il padre (o comunque per il genitore non collocatario) mantenere il legame che esisteva prima della separazione, fatto di momenti di quotidianità, di risvegli insieme, di coccole prima della nanna. Il venir meno della convivenza, vuoi o non vuoi, danneggia i rapporti. E invece dovrebbe essere interesse di entrambi i genitori adoperarsi affinché il rapporto dei propri figli con ciascun coniuge non venga compromesso, proprio nel bene dei minori.

Questo tipo di affidamento, inoltre, responsabilizza i coniugi sia dal punto di vista umano che da quello patrimoniale, in quanto ciascuno di essi è obbligato al mantenimento diretto del figlio, raggiungendo così la perfetta pariteticità tra entrambi i genitori.

 

Conclusioni

Se nel corso dei tempi cambiano i presupposti per cui le condizioni della separazione, e quindi dell’affidamento dei figli, sono state adottate, è possibile chiedere una modifica facendo ricorso al Giudice.

 

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A richiedere i documenti necessari ci pensiamo noi!

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